Le Leibei fanno il loro ingresso in scena con un buon disco che si muove tra atmosfere notturne venate da sonorità spigolose, slavate, dove chitarroni ruvidi e distorti s’inerpicano a robuste linee di basso in dialogo con potenti tappeti percussivi. L’immaginario artistico delle tre bad girls bolognesi è tormentato, paranoico, ombroso al limite dell’abisso. Ma anche qui s’intravedono scorci luminescenti. Un distillato alternative metal a tinte post-grunge capace di inaspettate accelerazioni punk e virate psichedeliche di matrice stoner per 11 episodi che trasudano rabbia e sofferta introspezione. Con una gradevole parentesi anglofona alla Juliette Lewis (and The Licks) in “Sticky Man”. Da tenere d’occhio.
